Mangiare è una relazione
Mangiare è una relazione

Mangiare è una relazione

Nel delegare tutto all’Europa, questo è “il meglio” di ciò che ci resta: i maiali del gruppo AIA, che finiscono per essere …DOP.

Più allontaniamo le produzioni, più le dislochiamo e le centralizziamo allo stesso tempo, e meno sapremo cosa mangiamo. Per non parlare dei rischi che concentriamo nello stesso punto, pronti alla “coltivazione naturale di nuove pandemie”, zoonosi e inquinamento di falde acquifere.

Non si tratta di mangiare o non mangiare carne e pesce, ma di dove siamo arrivati. Non solo per chi i pasticci li fa, ma anche per chi non li vuole vedere.

L’80% della carne venduta nei nostri supermercati (…e stendiamo un velo sui discount) proviene ormai da Polonia, Spagna, Germania, Belgio, Bulgaria… fateci caso. Non sono opinioni personali o terrorismo mediatico, ma scritte stampate (chiamasi tracciabilità alimentare) apposte sulle etichette della spesa che avete fatto oggi. Le avete comprate consapevolmente?

Per trovare un prodotto italiano (che non sia AIA) bisogna comprare 2-3 marchi noti (come AiA, appunto) oppure accontentarsi di etichette smilze con la bandierina nazionale sui pacchi famiglia in offerta speciale… senza chiedersi perché siano in offerta, dato che di speciale c’è ben poco.

Detto che noi non abbiamo mai comprato un prodotto AIA e mai lo faremo, quello che possiamo condividere è la necessità urgente di “tornare sul campo”, di ristabilire una relazione diretta con i produttori locali, possibilmente di prossimità, attendibili (si spera e si verifica personalmente) di fatto e non di fama.

Non ci impigriamo su quello che scegliamo di mettere in tavola, soprattutto se viviamo il magnifico dono di crescere dei figli.

Troviamo il tempo di mangiare Bene e di conoscere le filiere.
C’è sempre una scelta: quella che risparmierà a persone, animali e cose tutto ciò che nuoce!

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